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Rally del Sebino: quando i numeri dicono stop

Il Rally del Sebino si è concluso prima del tempo per l’equipaggio composto da Gabriel e Loris Ghelfi. Dopo le prime due prove speciali della “San Fermo”, la decisione di alzare il piede e ritirarsi è stata inevitabile a causa di un evidente calo di prestazioni della vettura.
Un verdetto amaro per una gara molto attesa, ma affrontato con la consueta lucidità tecnica e trasparenza che caratterizza il team, preferendo preservare l’integrità del weekend piuttosto che forzare una situazione compromessa fin dai primi chilometri.
Ecco le parole di Gabriel Ghelfi:
“Dispiace davvero molto chiudere così una gara su cui avevamo investito tanto entusiasmo e preparazione.
Fin dai primi metri della San Fermo ho capito che qualcosa non andava come avrebbe dovuto, la macchina non esprimeva la potenza necessaria nei tratti in salita.
Abbiamo provato a fare la seconda speciale, ma continuare in quelle condizioni non aveva senso. Fa parte delle corse, è un’esperienza anche questa.
Ci prendiamo quel poco che abbiamo fatto e guardiamo avanti, con la voglia di rimetterci il casco il prima possibile.”
Ecco le parole di Loris Ghelfi:
“Nelle corse ci sta tutto, anche il ritiro, ma la trasparenza per noi viene prima di ogni cosa. Subito dopo la prima prova, per capire cosa stesse succedendo, abbiamo analizzato i dati in modo molto concreto: abbiamo confrontato i riferimenti odierni con il camera car della scorsa edizione di Gabri.
Il riscontro è stato immediato e oggettivo, nei primi quattro chilometri pagavamo già quindici secondi rispetto al suo stesso passo dell’anno passato. Il motore era decisamente sottotono e, non avendo la possibilità di avere dati certi in assistenza per risolvere il problema sul momento, la scelta più matura e logica è stata quella di fermarci.
Ci tengo a sottolineare che con il team di noleggio c’è un rapporto di stima e amicizia che va oltre il singolo episodio; sappiamo che queste problematiche tecniche possono capitare a chiunque e non c’è alcuna polemica da parte nostra.
Da papà, oltre che da navigatore, ho guardato anche l’aspetto umano. Nella seconda prova Gabriel, comprensibilmente provato dal punto di vista emotivo per una situazione che non poteva controllare, ha commesso una piccola sbavatura toccando il paraurti. Nulla di grave, solo un piccolo bacio alla carrozzeria, ma è stato il segnale che per un ragazzo giovane la frustrazione stava prendendo il sopravvento.
Continuare a correre con una macchina sensibilmente sottoprestazionale avrebbe significato solo innervosirlo ulteriormente, spingendolo magari a strafare e a cercare l’errore per tentare di risalire una classifica ormai compromessa. Lo stop è arrivato anche per questo: per proteggere la sua serenità e la sua crescita.
Rimane il peccato per i chilometri non fatti, ma lo spirito resta alto. Abbiamo dimostrato metodo anche nel gestire un imprevisto, ed è da questa solidità che ripartiremo.”

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